Oggi è un anno dal nostro matrimonio così ne approfitto per raccontarvi com'è andata, anche perché ha bussato alla nostra porta uno dei nemici degli sposi...
Il giorno del nostro matrimonio è piovuto. Ma sarà meglio ritornare all'inizio...Quando ho aperto gli occhi sul 26 luglio 2025, ansie, speranze e i primi impegni della mattina hanno iniziato a baluginare intorno a me. Mi sono tirata su e ho preso a compiere gesti meccanici nella frenesia del momento, mentre un tarlo restava in sordina a picchiettare nella mia testa: «Mariana, ti sposi! Sì, sì, oggi è proprio quel giorno. È arrivato. E tu sei pronta?». Impegni e imprevisti mi hanno completamente avvolta nella spirale dell'organizzazione compulsiva: invitati che si ricordano all'ultimo momento di aggiungersi, altri che decidono di non venire, costumi da bagno dimenticati nel fare la valigia, piccoli acquisti ancora da fare e ordini da ritirare, e, infine, la solita vicina di casa che, pur di non far bagnare la propria spesa, parcheggia nel tuo posto auto mettendo a repentaglio l'incolumità del tuo abito da sposa e del tuo equilibrio mentale.E poi il viaggio sembrato interminabile da Avellino fino a Vietri, con mia sorella e una pesante nuvola di Fantozzi che ci ha inseguite fino in villa.Da quel momento felicità, trepidazione, speranza, dolci, prosecco e alcune delle persone più care, unite a quello dello staff, erano tutte lì strette intorno a me; mentre mi preparavo erano pronte a farmi sorridere cancellando le nubi. Poi la pioggia subito prima del rito. Ho aspettato.Ricordo me, pronta fin nei minimi dettagli, immobile su una poltrona circondata dalle vetrate di una villa spettacolare che aprivano lo sguardo su nuvoloni carichi di pioggia, alti sulla costiera amalfitana.Ma una volta discese le scale, incontrati gli occhi commossi di Alvise, la pioggia è scomparsa, le imperfezioni si sono dissolte, siamo rimasti noi due avvolti dall'immenso amore nostro e dei nostri cari. Abbiamo celebrato l'amore.Durante il rito, ho sentito amici e parenti piangere e ridere, proprio come facevamo noi due, e qualcuno raccontandomi di quei momenti nei giorni successivi mi ha detto che probabilmente la pioggia, nemico temutissimo da ogni sposa, ha agito da alleata creando tra tutti gli invitati intimità, aspettativa e vicinanza intorno a noi due che, a discapito del tempo, eravamo felici. Finito il rito il cielo si è aperto e ha lasciato spazio alla serata più incredibile della mia vita. Abbiamo riso, chiacchierato, mangiato superbamente, ho cantato a squarciagola («Can I believe the magic of your sighs?Will you still love me tomorrow?»🎶). Ho baciato. Ti ho baciato, amore mio. E ballando guardavo solo te e pensavo: siamo noi!Poi Bowie e i Pink Floyd ci hanno accompagnati mentre, davanti agli occhi dei nostri amici, finivamo di guarnire una meravigliosa millefoglie. Il taglio e ancora mille baci.Le note delle nostre canzoni mi hanno riportato mille volte a quei momenti e mille volte mi sono commossa nelle settimane successive. Sull'aereo diretto in Perù qualcuno deve avermi presa per matta, e se le lacrime di gioia si potessero valutare in grammi di felicità io lo sarei di certo."Il giorno del nostro matrimonio è piovuto". So che per una sposa è importante da dire. È piovuto! Eppure non credo possa esserci niente di più perfetto. Sì, perché di imperfezioni ce ne sono state eccome: alcune eclatanti, altre minime. Ma un'emozione così piena io non l'ho mai provata. Risa e pianto si sono mescolati e non faceva differenza perché tutto era guidato dallo stesso sentimento.Un'amore profondo, quello che ti svuota lo stomaco, che annulla qualsiasi rumore di fondo, riempendo gli spazi di una profondità che non credevi neanche di possedere. È quello che ti ricongiunge con te stessa e con l'universo. Ti senti una parte gigantesca eppure minuscola del cosmo. Io sono una piccola fibra di tutto questo e finirò ma l'amore che ho provato avrà reso questa vita degna di essere vissuta.

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