Nel mentre che aspetto il mio matrimonio newyorkese vi lascio un racconto.... che potrebbe essere lo stesso del mio matrimonio e di come abbiamo scelto di dire si!!!
Ogni volta che qualcuno mi dirá eh ma ti sposi da sola, lontana da casa e bla bla bla.... leggete questa piccola grande favola ❤️
LA SPOSA CHE ASPETTAVA IL TAXI
“Scusa, ma perché mi hai appena fatto una foto? Cos’è, non hai mai visto una sposa?”.
Avvolta nel suo sobrio vestito bianco, senza strascico né velo, con un sottilissimo filo di trucco, i lunghi capelli sciolti e un bouquet di fiori rossi in mano, la ragazza era bellissima. Stupenda, assolutamente stupenda nella sua semplicità e purezza.
La domanda l’aveva fatta con il sorriso, non già con tono d’accusa, né tantomeno di rimprovero. In fondo al suo cuore, lo sapeva benissimo che non poteva passare inosservata, e forse si sarebbe aspettata pure qualche ovvia istantanea.
“Sì, le ho viste delle spose, ma come te credo mai”.
“In che senso scusa?”.
“No, così: in mezzo alla strada, da sola, senza damigelle, senza parenti. Solo con quel mazzo di fiori”. Avrei voluto aggiungere: con quella infinita bellezza, ma evitai.
“Sto aspettando il taxi”.
“Scusa?”.
“Sto aspettando il taxi, cosa c’è che non hai capito?”.
“Cioè, tu stai andando a sposarti da sola e in taxi?”.
“Sì, a quattro isolati da qui”.
“E la macchina? E i parenti, e la festa? Niente?”.
“Ho sempre voluto che fosse così, il giorno più bello della mia vita. Solo io e lui. Ho sempre sognato di arrivare col taxi. Con un vestito semplice semplice”.
“Complimenti! È un’idea originale”.
“Come ti chiami?”
“Alberto”.
“Vedi, Alberto: l’amore vero non ha bisogno di strascichi, non si mette il velo in testa. L’amore vero non si trucca, non si fa i capelli a chignon. Non ha bisogno di grandi feste né di ricevimenti a cinque stelle. Per l’amore vero bastano un taxi e la persona che ami. Che me la farei pure a piedi, ma ho paura di essere in ritardo. E non voglio farlo aspettare, dopo che lui ha aspettato così tanto me”.
Avrei voluto chiederle il suo nome. Ma non feci a tempo. Perché arrivò lo yellow cab a portarsela via. Maledissi quel momento, perché ogni persona che mi scappa è una storia che non potrò mai più raccontare: è la punta della matita che si rompe sul taccuino.
“Ma almeno la foto la posso tenere?”.
“Ma certo, con piacere. Ma senti un po’ italiano: ma da voi non usa baciare la sposa?”.
“Sì, ma dopo”.
“Vabbè, tanto il mio matrimonio è diverso in tutto. Dammi un bacino prima, dai”.
“Auguri di cuore. Smack”.
Ne ho fatti tanti di incontri bizzarri a New York. Di interviste bizzarre e di dialoghi surreali. Ma questo è da sempre in vetta a ogni classifica.
Ci ho ripensato ieri notte, rivedendo la foto. Per anni ho fatto tredicimila chilometri, sperando che la mia vita diventasse là e non qui.
Poi, un lockdown e una quarantena mi hanno fatto capire che non farò tredicimila chilometri per un po’ di tempo, ma soprattutto mi hanno fatto capire che, a volte, la felicità sta nelle piccole cose, come diceva questa ragazza e come ho riletto di recente in un bellissimo post di una persona a me cara.
A volte la felicità non sta in tredicimila chilometri, se riesci a trovarla in tredici, forse pure in 1,3 chilometri. Al Pacino, il mio attore preferito, in ‘Any given Sunday’ diceva “you know when you get old in life, things get taken from you. That’s, that’s part of life. But, you only learn that when you start losing stuff. You find out that life is just a game of inches”, con il tempo, con l’età, tante cose ci vengono tolte, ma questo fa parte della vita. Però tu lo impari solo quando quelle cose le cominci a perdere, e scopri che la vita è un gioco di centimetri.
E a tanto tempo di distanza e molti molti centimetri dopo, in queste giornate così strane, credo di aver finalmente capito che cos’avesse voluto dirmi quella ragazza di Manhattan.
Una mattina come tante, su una strada come tante della Grande Mela.
Aspettando il taxi che l’avrebbe portata all’altare.
Poi ci si chiede come mai a New York girano tanti film.
Perché a New York sei sempre, sempre dentro un film.
E il film è la vita stessa.
Un centimetro alla volta.
Fotografi garanzie ANFM